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Osservazione degli uccelli nelle campagne senesi: i punti strategici per foto indimenticabili

Silvia Amorosodi Silvia Amoroso· 14/08/2026 13:30
Osservazione degli uccelli nelle campagne senesi: i punti strategici per foto indimenticabili

Le colline a sud di Siena sono un corridoio vivo, dove la luce corre tra calanchi e filari e gli uccelli disegnano traiettorie che cambiano con le stagioni. Qui ho imparato a rallentare, come facevo quando gestivo un piccolo b&b tra gli ulivi marchigiani: sveglia all’alba, termos di caffè e scarponi puliti. Il segreto è saper leggere il paesaggio e unirsi al ritmo locale, scegliendo punti strategici che offrano luce, distanza rispettosa e un accesso sobrio lungo le strade bianche.

Dove osservare gli uccelli vicino Siena per scattare foto memorabili?

I luoghi più produttivi si concentrano tra Crete Senesi, Val d’Orcia, Montagnola Senese e i laghi di Chiusi e Montepulciano. Sono ambienti diversi ma complementari: argille nude, campi coltivati, boschi e zone umide. Alternarli in una giornata massimizza i soggetti e la varietà di scatti.

Nelle Crete Senesi tra Asciano, Chiusure e Monte Oliveto Maggiore, i crinali offrono posatoi naturali per poiane e gheppi. Le scarpate argillose, in tarda primavera, attirano i gruccioni che scavano nidi nelle pareti più compatte: da osservare a distanza, con teleobiettivo, lungo le strade bianche autorizzate.

In Val d’Orcia, tra Pienza, San Quirico e Bagno Vignoni, i campi intervallati da filari sono territori da parata per allodole, averle e upupe. I belvedere più noti regalano controluce suggestivi: cercate argini erbosi e pali di vigna, veri trampolini per rapaci di passo.

La Montagnola Senese (tra Sovicille e Monteriggioni) garantisce boschi maturi e radure dove il biancone e il lodolaio compaiono nelle ore calde. Verso la Val di Merse, le Riserve Naturali Alto Merse e Farma offrono corsi d’acqua e margini ombreggiati: ottimi per picchi, cince e rapaci al sorvolo.

Infine, i Laghi di Chiusi e Montepulciano sono la tappa umida: aironi, svassi, nitticore e il traffico discreto delle folaghe. Le passerelle d’osservazione e i capanni segnalati permettono fotografia stanziale senza disturbare.

Qual è il periodo migliore dell’anno e dell’ora per fotografare in campagna senese?

Primavera ed inizio estate (aprile-giugno) offrono attività di canto, parate e nutrimento dei giovani, con luce lunga e campi in fioritura. Settembre-ottobre e marzo-aprile sono finestre di migrazione, ideali per rapaci e passeriformi di passo. Alba e tramonto restano le ore d’oro per luce radente e soggetti più confidenti.

In primavera troverete gruccioni alle colonie, upupe tra i muretti e averle sui roveti. In autunno, quando le arature smuovono insetti e micromammiferi, poiane e gheppi sfruttano i termici di metà giornata. Le giornate dopo piogge leggere amplificano riflessi e attività: i lombrichi a galla sono un invito per chi fotografa comportamenti.

D’inverno la Val di Merse e le zone umide diventano rifugi affidabili: cercate anatidi e aironi nelle ore più tiepide, mentre al crepuscolo la campagna richiama civette e barbagianni nelle corti isolate.

Che attrezzatura fotografica serve davvero per il birdwatching qui?

Un teleobiettivo tra 300 e 600 mm è lo strumento più versatile per questi paesaggi aperti. Un binocolo 8x42 aiuta a localizzare i soggetti prima di scattare. Treppiede leggero o monopiede diventano alleati su strade bianche e capanni, mentre un bean bag stabilizza dall’auto.

Preferite corpi macchina con messa a fuoco rapida e raffica equilibrata, ma curate soprattutto tempi di sicurezza sopra 1/2000 per il volo. I moltiplicatori 1.4x sono utili su soggetti diffidenti; i difetti ai bordi contano meno del rispetto delle distanze.

Per l’audio naturale, un microfono shotgun compatto registra canti e ambienti. Ricordate cappellino, abiti neutri, coprispalla mimetico e una mantellina antipioggia: la colonna d’aria sulla cresta può cambiare in pochi minuti.

Quali specie si incontrano più facilmente nelle Crete Senesi e in Val d’Orcia?

Nelle Crete Senesi spiccano gruccione, poiana, gheppio, upupa e averla piccola, oltre a allodole e calandre sui campi aperti. In Val d’Orcia si aggiungono lodolaio, tottavilla e rapaci di passo come il falco pecchiaiolo. Attorno ai laghi sono comuni airone cenerino, nitticora, svasso maggiore e martin pescatore.

Nelle giornate ventose i rapaci sfruttano le correnti di cresta: fate panning morbidi lungo i crinali di Asciano e Chiusure. Sui pali di vigna o recinzioni, l’averla piccola fa agguati agli insetti; serve pazienza e distanza, ma regala pose pulite sul cielo.

Tra Pienza e San Quirico, cercate frutteti e filari vecchi: d’estate l’upupa frequenta i terreni lavorati accanto a casali. All’alba, in controluce, la sua cresta diventa un segno grafico irripetibile.

Come mi muovo tra poderi, strade bianche e aree protette nel rispetto delle regole?

Restate su percorsi pubblici e osservate i cartelli delle riserve; nei poderi privati chiedete sempre il permesso. Mantenete distanza ampia dai nidi (almeno 50-100 metri) e limitate soste prolungate in fase di cova o involo. Evitate playback e richiami artificiali: alterano i comportamenti.

Gran parte della campagna senese ricade in siti della Natura 2000, che proteggono habitat e specie a livello europeo. La Direttiva Uccelli tutela in particolare le fasi delicate di migrazione e riproduzione: informatevi sui periodi sensibili delle singole riserve.

L’uso di droni è spesso vietato o fortemente regolamentato nelle aree naturali: verificate i NOTAM e i regolamenti locali prima del decollo. In generale, auto parcheggiate ai margini senza intralciare trattori o raccolte: la convivenza con chi lavora la terra è parte dell’esperienza.

Quali agriturismi e servizi locali sono utili ai fotografi naturalisti?

Scegliete agriturismi a conduzione familiare con colazioni anticipate, lunch box e orari flessibili: permettono uscite all’alba e rientri al tramonto. Molti offrono contatti con guide ambientali e accesso a punti d’osservazione discreti. L’accoglienza diffusa in borghi minori vi avvicina a habitat tranquilli e poco battuti.

Nelle campagne di Asciano e Pienza alcune strutture mettono a disposizione mappe di strade bianche, copriscarpe per i capanni e rubriche meteo locali. Chiedete sempre consigli su periodi agricoli sensibili (mietiture, trattamenti): fotografare senza intralciare migliora anche la qualità degli incontri.

Raccontate le vostre esigenze: frigorifero per batterie e ghiaccio chimico, spazio per asciugare capi e una colazione salata dopo l’alba fanno la differenza. È il tipo di cura che ho imparato a dare e a cercare: piccole attenzioni che trasformano una buona uscita in un’esperienza memorabile.

Itinerario in un giorno: come combinare luoghi e luce per massimizzare gli scatti?

All’alba puntate alle Crete Senesi tra Asciano e Chiusure per controluce su crinali e gruccioni in attività. A metà mattina spostatevi ai Laghi di Chiusi o Montepulciano per capanni e riflessi. Nel pomeriggio cercate i termici sulla Montagnola Senese; chiudete con il tramonto in Val d’Orcia per silhouette e scene rurali.

Partite prima che faccia chiaro e pianificate 2-3 soste lunghe anziché molti salti rapidi: meno auto, più osservazione. In tasca, una lista di obiettivi realistici (specie e foto “mood”) evita frustrazioni. Rientrando, effettuate subito il backup su doppio supporto: la luce toscana è generosa, ma i file vanno messi al sicuro.

Quali altre domande fanno spesso i fotografi in visita?

Serve un 600 mm per forza?
No: un 300-400 mm con crop e avvicinamento etico copre l’80% delle situazioni.
È meglio l’auto come capanno?
Sì, sulle strade bianche consente osservazione stabile e distanze rispettose.
Filtri utili?
Polarizzatore leggero per riflessi ai laghi e UV solo come protezione.
Scarponi o scarpe trail?
Trail impermeabili: leggere, sufficienti su crete asciutte e argini umidi.
App indispensabili?
Meteo iperlocale, mappe offline, lista canti e note osservazioni sincronizzate.
Silvia Amoroso
Silvia Amoroso

Silvia ha gestito un b&b nelle Marche tra uliveti e sentieri naturalistici. Nelle sue storie racconta la scoperta della biodiversità, le passeggiate tra i filari e l'accoglienza diffusa che incontra esplorando strutture a conduzione familiare.